VENDEMMIA 2020: MISURE PER LA RACCOLTA DELL’UVA IN TEMPI DI CALAMITA’

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A partire dalla prima decade di agosto è stata inaugurata la nuova stagione della vendemmia in Italia. Tra le prime stime relative alla raccolta segnaliamo quella di Confagricoltura Emilia-Romagna che prevede un aumento della produzione quasi del 10% rispetto al 2019.

A fronte di un trend positivo per la raccolta 2020, occorre segnalare la difficoltà di reperimento, da parte degli operatori del settore, della manodopera da impiegare per la vendemmia. Alla cronica complessità delle pratiche relative alle assunzioni dei lavoratori e all’ipertrofia burocratica che contraddistingue il comparto agroalimentare – vitivinicolo, bisogna aggiungere le forti limitazioni alla mobilità delle persone imposte dalla situazione di crisi dovuta alla pandemia da “Covid-19”.

La sostituzione dei vecchi “voucher – lavoro” in favore del nuovo contratto di prestazione occasionale non ha conseguito il risultato sperato (ossia quello di agevolare, per le aziende agricole, l’assunzione di personale da impiegare nelle attività di raccolta).

In base agli ultimi dati INPS, infatti, nel 2019 il contratto di prestazione occasionale ha interessato poco più di 65.643 lavoratori. Numeri ora in forte ribasso, dato che, da inizio 2020 al 10 agosto 2020 solo 25.813 lavoratori hanno sottoscritto tale tipologia contrattuale. Da più parti si richiede un correttivo al fine di agevolare il reperimento di forza lavoro. Nello specifico la Fedagripesca Confcooperative Toscana ha sollecitato il Governo per il ripristino dell’utilizzo dei “voucher agricoli” che avevano dato buona prova di operatività e di semplificazione nell’inserimento dei lavoratori nel processo produttivo. Ciò costituirebbe un’opportunità per la crescita del comparto vitivinicolo grazie al presumibile incremento dell’indice occupazionale (il quale ha, come sopra detto, subito una contrazione anche a seguito dell’emergenza sanitaria tutt’ora in corso).

Sotto il profilo prettamente pratico, si sottolinea che l’impiego di una maggiore quota di forza lavoro nazionale nei campi, semplifica i flussi burocratici riducendo i tempi necessari per l’assunzione del lavoratore. Infatti, oltre ai possibili disagi per l’entrata nel territorio nazionale di lavoratori provenienti da paesi a rischio “Covid-19” con conseguenti quarantene, va valutato anche il presumibile dilatamento dei tempi di risposta e valutazione delle pratiche anche fiscali (attribuzione del codice fiscale al lavoratore straniero). Gli uffici dell’Agenzia delle Entrate dispongono di un’operatività ancora ridotta anche per effetto dei numerosi lavoratori tuttora in “smart-working”.

Ad oggi si è ancora in attesa di misure specifiche per il settore. In effetti, gli art. 31 e 35 del TUIR 917/86 riducono la fiscalità in caso di calamità naturali e il D. Lgs. 102/2004 –Fondo di Solidarietà Nazionale– prevede misure agevolative nei confronti dei soggetti che abbiano subìto una riduzione della produzione pari almeno al 20-30% (a seconda dei casi) a causa eventi e calamità naturali.

A tal proposito occorre sottolineare che la pandemia influisce indirettamente sulla raccolta rendendo difficile il reperimento di mano d’opera. Considerato il presumibile calo della domanda (soprattutto dall’estero) l’impatto negativo è atteso anche sui mercati. Il “Covid-19” può ben considerarsi alla stregua di una “calamità naturale” anche e, soprattutto, per gli effetti che produce sull’intero settore vitivinicolo. Potrebbe essere un prima, semplice e immediata risposta, quella di consentire alle imprese l’accesso alle richiamate disposizioni (art. 31 e 35 TUIR e D.Lgs. 102/04) dando loro la possibilità di usufruire di una defiscalizzazione e di un ristoro, con le medesime modalità previste per l’evento legato ad una “calamità naturale”.

Quanto sopra, ovviamente in attesa dell’emanazione di doverose misure “ad hoc” per il comparto vitivinicolo il cui fatturato, si sottolinea, incide notevolmente sia sul mercato nazionale che, ancor di più, su quello estero.

ha ormai trovato la propria definizione.

In tal modo, le imprese di nuova costituzione o quelle già esistenti sul territorio, grazie alla nuova area geografica (di ben 1.702,00 Ha) individuata all’interno del territorio regionale, potranno beneficiare di speciali condizioni; sia di tipo fiscale – finanziario che amministrative ed infrastrutturali.

Il D. L. n. 91/2017 (“Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno”), agli artt. 4 e 5, sancisce quali condizioni debbano verificarsi ai fini della creazione di una zona economica speciale e quale cornice di incentivi ed agevolazioni possano essere dedicate a dette aree; prevedendo che l’istituzione delle suindicate zone speciali sia subordinata all’individuazione di zone comprendenti almeno un’area portuale (aventi le caratteristiche di cui al Regolamento UE n. 1315/2013) e che l’impresa beneficiaria delle agevolazioni connesse debba mantenersi nel territorio per almeno sette anni a far data dal completamento dell’investimento.

Inoltre, l’art. 6 lett. g) del D.P.C.M. n. 12/2018 sancisce che nei piani di sviluppo strategico, da presentarsi a corredo delle proposte di istituzione delle ZES, devono essere indicati i criteri e gli obiettivi che si intendono perseguire.

Inoltre, il sostegno finanziario previsto nel testo di cui sopra non dovrà prevedere oneri a carico delle finanze statali; dovendo dunque fondarsi sulle disponibilità dei Fondi Strutturali Europei, nonché sui Fondi Nazionali che finanziano i piani ed i programmi operativi già in vigore.

Nella nostra Regione, in particolare, alle agevolazioni finanziarie e fiscali già in vigore (quali, ad es., il credito d’imposta in favore delle aree rientranti nell’art. 107.3 della “Carta aiuti di Stato”; il Fondo di garanzia; i contratti di sviluppo; la Zona Franca Urbana; la Carta di Pescara; i provvedimenti speciali per le aree colpite dal terremoto; le azioni sostenute dai fondi strutturali europei per l’innovazione ed il sostegno all’occupazione FESR, FSE, FEASR, FC; gli accordi di programma) potranno aggiungersi nuove misure di sostegno; le quali dovranno essere individuate sia dall’Ente regionale che da quelli locali.

Ciò, nel rispetto delle leggi comunitarie, nazionali e regionali di riferimento.

E’ stata, pertanto, ipotizzata l’introduzione di molteplici “forme di aiuto” quali, ad esempio: convenzioni con istituti bancari ed intermediari finanziari; forme di premialità per eventuali bandi regionali di sostegno allo sviluppo ed all’occupazione; riduzione o esenzione sugli oneri e sulle imposte doganali (per le quote spettanti alla Regione ed ai Comuni interessati); modalità di esenzione delle imposte IRAP- IRES- IPEF- IMU- TASI -TARI (sempre nel limite delle quote spettanti alla Regione ed ai Comuni interessati).

Ed ancora, sarebbe stata la prevista la possibilità di: ridurre i contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente a carico delle neo imprese nei primi anni di attività; creare esenzioni ed incentivi a favore delle Start – Up innovative; predisporre incentivi in favore della ricerca e dello sviluppo nel settore delle innovazioni tecnologiche o anche, di creare forme di sostegno per la formazione continua delle competenze dei lavoratori.

Il soggetto preposto all’amministrazione dell’area ZES sarebbe stato identificato nel “Comitato di indirizzo”; organo che dovrà: assicurare l’effettivo utilizzo dei servizi economico – tecnologici nell’ambito delle ZES; garantire l’accesso alle prestazioni di servizi da parte di terzi; monitorare che gli strumenti ideati garantiscano l’insediamento e l’operatività sia delle aziende già presenti nell’area speciale che dei potenziali investitori, anche internazionali.

Il territorio abruzzese, dal punto di vista delle aree produttive, risulta essere peculiare.

Fortemente caratterizzato dalla presenza del settore industriale (sia nell’area del Sangro – Aventino che nell’agglomerato industriale di Chieti Scalo – San Giovanni Teatino – Pescara, sia nel sistema dell’Information and Communication Techonology aquilano – ICT), può vantare una concentrazione di P.M.I. che caratterizzano il tessuto imprenditoriale per specializzazioni produttive (maggiormente insediate nel territorio del teramano).

Non solo: rilevante è anche la dotazione infrastrutturale che insiste sul territorio, la quale risulta essere superiore alla media del Mezzogiorno; sebbene essa necessiti, comunque, di essere sviluppata (sia dal punto di vista del raggiungimento delle medie nazionali, sia da quello di una maggiore e migliore fruibilità delle reti di comunicazione).

Pertanto, per la nostra Regione, un’occasione come questa non può che risultare gradita; con l’auspicio che essa risulti foriera di una prospera stagione di investimenti e crescita dell’intero territorio.

Dott. Bruno Catena

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