Con la Legge di Bilancio 2018 l’enoturismo diventa legge. Si allarga la lista delle attività contemplate e per le cantine scatta il regime fiscale agevolato applicabile agli agriturismi.

Con la nuova Legge di Bilancio, recentemente approvata, l’attività di enoturismo esce dall’ombra ed entra a far parte del quadro normativo italiano.
Grazie alla spinta delle associazioni del settore ed alla stretta collaborazione tra il Senatore Dario Stefano, capogruppo in Commissione Agricoltura a Palazzo Madama, il Movimento Turismo del Vino, l’Unione Italiana Vini e le Città del Vino, si è dato vita ad un iter che, dopo 25 anni di attività, ha condotto ai risultati sperati: una disciplina normativa ad hoc per centinaia di aziende italiane che ogni anno ospitano milioni di turisti ed amanti del vino da tutto il mondo.
Ed invero, dal 1.1.2018, le cantine potranno fatturare degustazioni, visite in azienda, pacchetti enoturistici nonché vendemmie esperienziali, beneficiando di un regime fiscale di favore.
La disciplina di riferimento è racchiusa nei commi 502-505 dell’art. 1 della Legge di Bilancio 2018 ed ha ad oggetto, in particolare, la lista delle attività contemplate, gli adempimenti burocratici da seguire ed il regime fiscale applicabile.
In via preliminare, è opportuno fare chiarezza sul concetto di enoturismo.
Il comma 503 dell’art. 1 della Legge di Bilancio sancisce espressamente che: “con il termine enoturismo si intendono tutte le attività di conoscenza del vino espletate nel luogo di produzione, le visite nei luoghi di coltura, di produzione o di esposizione degli strumenti utili alla coltivazione della vite, la degustazione e la commercializzazione delle produzioni vinicole aziendali, anche in abbinamento ad alimenti, le iniziative a carattere didattico e ricreativo nell’ambito delle cantine”.
Dalla definizione appena esposta si evince chiaramente come le attività riferibili al settore enoturistico siano notevolmente cambiate rispetto al passato. A ben vedere, infatti, se fino a ieri si parlava esclusivamente di mere attività di degustazione, oggi sono contemplate diverse nuove attività che spaziano dalle visite aziendali, all’intrattenimento, dalla creazione di pacchetti turistici da commercializzare in tutto il mondo, sino alla partecipazione ad attività di turismo vendemmiale.
Ciò chiarito, entrando nel merito degli aspetti fiscali, la Legge di Bilancio 2018 estende all’attività di enoturismo la disciplina normativa di favore di cui all’art. 5 della L. n. 413/1991, destinata all’imprenditore agricolo per l’esercizio di attività agrituristiche (art. 1, c. 503).
Ai fini delle imposte sui redditi, fatta eccezione per i soggetti passivi IRES, il reddito imponibile è determinato applicando un coefficiente di redditività del 25% all’ammontare dei ricavi conseguiti dall’esercizio dell’attività al netto dell’IVA.
imponibili in misura pari al 50% del suo ammontare, a titolo di detrazione forfettaria dell’imposta afferente agli acquisti e alle importazioni. Va tenuto presente che, in tal caso, il regime forfettario si applica solo ai soggetti che svolgono l’attività nell’ambito di un’azienda agricola, silvicola o ittica, ossia ai c.d. produttori agricoli, espressamente individuati negli articoli 295 e seguenti della direttiva 2006/112/Ce.
Tuttavia, è opportuno sottolineare che il regime fiscale in questione, per tali imprese, rappresenta il regime fiscale naturale che è di tipo facoltativo e non obbligatorio. Ciò significa che il contribuente è libero di scegliere se avvalersene o meno, esercitando l’opzione nella dichiarazione. Tuttavia, una volta eseguita la scelta, l’opzione è vincolante per un triennio. In caso contrario, può sempre essere scelta l’adesione al regime ordinario (sia ai fini delle imposte dirette che IVA), con cui il reddito viene calcolato nella maniera consueta, ossia ricavi meno costi.
Per quel che riguarda gli adempimenti burocratici, il comma 505 dell’art. 1 della Legge di Bilancio stabilisce che le attività di enoturismo devono essere svolte secondo i requisiti e gli standard fissati, previa presentazione della segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) al proprio Comune di appartenenza, senza pagare alcun costo aggiuntivo.
A ciò si aggiunga che, il precedente comma 504, sancisce espressamente che a breve saranno definite, con apposito provvedimento del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, le linee guida per la definizione dei requisiti necessari e degli standard minimi di qualità richiesti per lo svolgimento delle attività in questione, con particolare riferimento alle produzioni vitivinicole del territorio.

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