Gli Aspetti Fiscali della vendita del vino online tra Iva, Accise e Soluzioni E-Commerce

La vendita del vino online rappresenta una delle migliori soluzioni per alternare i canali di distribuzione tradizionali.
L’e-commerce italiano sta vivendo una fase di profonda ascesa per quel che concerne l’avvio di un’attività. Tra i principali motivi del successo vi è l’interconnessione globale con i propri clienti, la possibilità di non avere necessariamente un negozio tradizionale, nonché il vantaggio che offre la possibilità di seguire il flusso dei dati che la tecnologia web, insieme agli strumenti dedicati, permette di tracciare.
Uno degli elementi di maggior valore per il marketing è l’analisi del mercato. Attraverso l’e-commerce è più facile studiare il cliente tipo, offrire un servizio personalizzato, gestire il customer service, nonché evadere il prodotto ad un prezzo migliore rispetto a quello di un negozio tradizionale, per via dell’abbattimento di alcuni costi fissi.
Ciò premesso, accanto agli aspetti positivi emergono talune problematiche legate al commercio online di prodotti vitivinicoli, che riguardano da una parte i relativi obblighi fiscali, dall’altra le incombenze di carattere burocratico cui gli operatori del settore sono tenuti a sottostare.
La questione è ancor più complessa per quel che concerne i prodotti alimentari: vendere online prodotti alimentari comporta, da parte del merchant, una maggiore cura e attenzione relativamente ai profili normativi da osservare.
Prendendo in considerazione il settore del vino e delle bevande alcoliche è opportuno sottolineare che la vendita di tali prodotti online nel territorio UE, secondo la normativa vigente, incontra inevitabilmente l’ostacolo delle accise.
Pertanto, la spedizione online di prodotti vitivinicoli a Paesi comunitari non può che seguire le regole dettate in materia dal Testo Unico sulle Accise.
Per “accisa”, denominata anche imposta di fabbricazione o di consumo, si intende l’imposizione indiretta sulla produzione e sui consumi. Si tratta di un tributo indiretto che colpisce singole produzioni e singoli consumi, che viene pagata prima facie dal produttore e poi girata, come sovraimposta, al consumatore. Secondo l’art. 27 del D.lgs. 504/95: “Sono sottoposti ad accisa la birra, il vino, le bevande fermentate diverse dal vino e dalla birra, i prodotti alcolici intermedi e l’alcol etilico, ottenuti in impianti di lavorazione gestiti in regime di deposito fiscale”.
Tipicamente l’accisa si distingue da altri tributi (come l’IVA) perché:
– è applicata solo a specifiche categorie di prodotti;
– è applicata sulla quantità di prodotto, invece che sul prezzo del bene;
– rappresenta un’alta percentuale del prezzo e si aggiunge al costo di produzione, condizionando così fortemente l’ammontare dell’importo finale pagato dal consumatore.
Le accise, inoltre, vanno a sommarsi a tutte le altre imposte (come l’IVA o dazi doganali o tasse di importazione) applicabili ai prodotti di consumo.
In pratica, la vendita a distanza, utilizzando internet, di prodotti sottoposti al regime delle accise, quali vino, distillati, vini liquorosi e birra da un produttore a un privato acquirente comunitario, non segue le modalità “normalmente” utilizzate per la vendita a distanza di qualsiasi altro bene, ma prevede, in applicazione della direttiva 118/2008, e delle norme di recepimento nazionali, procedure particolari.
La regola generale (dir. 118/2008) che impedisce o quanto meno rende difficoltoso il mercato della vendita a distanza nel particolare settore è che i prodotti sono sottoposti ad accisa nel paese di destinazione. Occorre chiarire che per quanto attiene al regime delle accise esistono tipicamente due modalità di transazione: quelle che riguardano le merci in sospensione di accisa e quelli ad accisa assolta.
Nel caso di spedizioni ad accisa sospesa non può essere effettuata una transazione verso un privato, ma il destinatario deve ricoprire una delle figure professionali previste dalla Dir. 110/2008 e dal Testo Unico sulle Accise. Tali figure professionali sono il “depositario autorizzato”, il “destinatario registrato” o “destinatario registrato temporaneo”.
Per quanto attiene ad un privato consumatore l’unica figura rivestibile può essere quella “destinatario registrato temporaneo” che, in sostanza, permette di ricevere, in un periodo temporale stabilito, da un solo fornitore, quantitativi prestabiliti di prodotti sottoposti ad accisa, previa prestazione di garanzie o pagamento anticipato delle accise.
La dir. 110/2008, all’art.36 in tema di vendita a distanza ha dettato alcune regole che sono state recepite a livello nazionale dall’art. 10 bis del TUA 504/95, tali regole prevedono che:
“1. I prodotti sottoposti ad accisa già immessi in consumo in uno Stato membro che sono acquistati da una persona, diversa da un depositario autorizzato o un destinatario registrato, stabilita in un altro Stato membro che non esercita un’attività economica indipendente e sono spediti o trasportati in un altro Stato membro direttamente o indirettamente dal venditore o per suo conto sono sottoposti ad accisa nello Stato membro di destinazione. Ai fini del presente articolo, per «Stato membro di destinazione» si intende lo Stato membro di arrivo della spedizione o del trasporto.
2. Nel caso di cui al paragrafo1, l’accisa diventa esigibile nello Stato membro di destinazione al momento della consegna dei prodotti sottoposti ad accisa. Le condizioni di esigibilità e l’aliquota dell’accisa che deve essere applicata sono quelle in vigore alla data dell’esigibilità.”
3. Il debitore dell’accisa esigibile nello Stato membro di destinazione è il venditore. Lo Stato membro di destinazione può tuttavia prevedere che il debitore sia un rappresentante fiscale, stabilito nello Stato membro di destinazione e riconosciuto dalle autorità competenti di tale Stato membro o, nei casi in cui il venditore non ha osservato la disposizione di cui al paragrafo 4, lettera a), il destinatario dei prodotti sottoposti ad accisa.
4. Il venditore o il rappresentante fiscale si conformano alle seguenti prescrizioni:
a) prima della spedizione dei prodotti sottoposti ad accisa, essere registrato e fornire una garanzia per il pagamento dell’accisa presso l’ufficio competente appositamente designato e alle condizioni stabilite dallo Stato membro di destinazione;
b) pagare l’accisa presso l’ufficio di cui alla lettera a) dopo l’arrivo dei prodotti sottoposti ad accisa;
c) tenere una contabilità delle forniture di prodotti.
Gli Stati membri interessati possono, alle condizioni da essi definite, semplificare tali prescrizioni sulla base di accordi bilaterali.
5. Nel caso di cui al paragrafo1, l’accisa applicata nel primo Stato membro è oggetto di rimborso o sgravio, su richiesta del venditore, se quest’ultimo o il suo rappresentante fiscale hanno seguito le procedure di cui al paragrafo 4.
6. Gli Stati membri possono determinare modalità particolari di applicazione dei paragrafi da 1 a 5 per i prodotti sottoposti ad accisa che formano oggetto di una normativa nazionale specifica di distribuzione”. Per quanto sopra è evidente che stante i costi dovuti alla gestione delle accise, anche la vendita a distanza di piccoli quantitativi di prodotto, tipici dell’e-commerce, diventa antieconomico e di difficile attuazione. Ne deriva che gli operatori del settore sono sempre più scoraggiati per via dell’assolvimento degli obblighi fiscali e delle difficoltà tecnico-burocratiche legate alla vendita online di tali prodotti.
A ciò si aggiunga che, per quel che concerne gli aspetti burocratici, ogni qual volta si invia anche una singola bottiglia di vino soggetta ad accise in un altro Stato UE, come vedremo, è necessario avviare una procedura telematica piuttosto onerosa, per la quale gli operatori doganali domandano la corresponsione di una fee. Infatti, vino, birra e bevande spiritose presentano peculiarità che li differenziano da altri alimenti, e sono regolamentati da norme cogenti che prevedono, anche negli aspetti commerciali, prescrizioni ad hoc.
La legislazione comunitaria, ad esempio, si concentra molto sugli aspetti di stoccaggio e trasporto, prescrivendo che la spedizione di prodotti vitivinicoli all’interno della Comunità europea sia accompagnata da un documento (di accompagnamento, appunto), il c.d. DAA, compilato da una persona fisica o giuridica che si assuma la responsabilità del contenuto e dell’operazione.
Il documento di accompagnamento può essere riferibile ad un solo trasporto e deve contenere almeno le seguenti informazioni:
– speditore,
– numero di riferimento,
– destinatario,
– autorità competenti del luogo di spedizione o di partenza,
– trasportatore, con informazioni sul mezzo di trasporto con il numero di immatricolazione, – data (o anche ora) di inizio del trasporto,
– luogo di consegna,
– designazione del prodotto con descrizione dei colli,
– alcuni parametri analitici, se il prodotto è sfuso,
– quantità,
– indicazioni supplementari previste dal singolo Stato membro,
– attestato di DOP o IGP.
Nel caso dell’esportazione verso Paesi terzi, diversamente, il documento di accompagnamento deve essere presentato in originale e in copia all’ufficio doganale competente dello Stato membro a sostegno della dichiarazione di esportazione
L’interpretazione della normativa europea è particolarmente restrittiva per l’Italia, perché subordinata all’emissione del documento doganale DAA anche nel caso in cui la gradazione alcolica dei prodotti non preveda il pagamento di alcuna accisa nello Stato di destinazione (ad esempio come la Germania per i vini non frizzanti).
A ciò si aggiunga che il documento DAA, emesso in Italia e chiuso nello Stato di destinazione, comporta altresì un costo di operazione doganale che si ripercuote sugli oneri di distribuzione. È evidente che tali importi aggiuntivi sono giustificabili in caso di invio di quantità elevate, mentre non lo sono affatto per ordini di piccola entità.
La suddetta documentazione permette alle autorità di controllare e assicurare il pagamento delle tasse applicabili. Una documentazione corretta permette anche ai mittenti di recuperare, o in caso di merci in daziato sospeso, di evitare il pagamento di alcuni dazi quando effettuano spedizioni internazionali.
Sotto questo profilo va precisato che dal 1 gennaio 2011 è divenuta obbligatoria la procedura di monitoraggio elettronico delle movimentazioni dei prodotti sottoposti ad accisa, mediante la sostituzione del suddetto documento di accompagnamento cartaceo (DAA – Documento Accompagnamento Accise) con un documento elettronico (e-AD).
In pratica, abrogato il formulario DAA cartaceo, dal 2011 i prodotti soggetti ad accise circolano, sia a livello nazionale che a livello comunitario, unicamente in base al documento amministrativo elettronico denominato “e-AD”, che per il momento riguarda, come visto, solo i prodotti soggetti ad accise armonizzate.
Il documento amministrativo elettronico viene generato unicamente dal sistema informatico dell’Agenzia delle Dogane, al quale gli utenti obbligati all’emissione dell’e-AD dovranno accedere previa abilitazione da parte dell’autorità doganale.
Il soggetto abilitato (il depositario autorizzato o lo speditore registrato) invia al sistema telematico delle Dogane, non prima di 7 giorni antecedenti la spedizione, la “bozza di documento amministrativo elettronico” (DRAFT) con una serie di dati che identificano: il soggetto mittente abilitato; il destinatario autorizzato (se destinato nella UE o in Italia); la dogana di esportazione con l’indicazione del rappresentante in dogana (per merci destinate fuori dalla UE; il trasportatore ed il mezzo di trasporto; i dati identificativi in qualità, quantità e valore delle merci soggette ad accise; eventuali contrassegni, sigilli ecc. e altre informazioni (durata tragitto, ora di spedizione, varie).
Se l’invio del DRAFT va a buon fine, il sistema informatico delle Dogane emette l’e-AD con il numero ARC identificativo della spedizione, e lo ritrasmette telematicamente sia al depositario autorizzato o allo speditore registrato, sia al destinatario autorizzato (per merce destinata nella UE o in Italia) o alla dogana di esportazione (per merce destinata fuori dalla UE).
Il depositario autorizzato, o lo speditore registrato, stampa e consegna una copia dell’e-AD al trasportatore, affinché le merci in sospensione di accise siano scortate da tale documento sino al destinatario autorizzato o alla dogana di esportazione indicata nello stesso, che deve contenere anche il riferimento al rappresentante doganale.
Quando il destinatario autorizzato riceve la merce senza irregolarità, entro gg. 5 lavorativi invia la “nota di ricevimento” al sistema doganale.
La dogana di controllo, a sua volta, invia telematicamente la “nota di ricevimento” al depositario autorizzato o allo speditore registrato. Con questa notifica il regime si conclude e di conseguenza vengono riaccreditate le garanzie prestate per circolazione dei prodotti in sospensione delle accise.
Nel caso di spedizione dei prodotti fuori dalla UE, quando le merci raggiungono la dogana di esportazione quest’ultima invia al depositario autorizzato o allo speditore registrato la “nota di esportazione”. Inoltre, quando la dogana di uscita notifica alla dogana di esportazione l’effettiva uscita delle merci dalla Comunità, quest’ultima dogana invia di nuovo, in via telematica la “nota di esportazione” con i dati di uscita. Con questa ultima notifica il regime sospensivo delle accise si conclude e di conseguenza vengono riaccreditate le garanzie prestate.
La funzione basilare del nuovo sistema è di permettere agli operatori che ricevono un prodotto in sospensione di accisa accompagnato dal documento elettronico la chiusura dell’operazione con un messaggio elettronico che andrà a sostituire la firma e la restituzione al mittente della terza copia del DAA cartaceo. Il progetto europeo è il risultato di un iter legislativo che, attraverso una opportuna modifica della normativa comunitaria, mira ad avvalersi della telematica per semplificare gli adempimenti e a realizzare, come ha ricordato la Commissione europea, una efficace strategia di contrasto al fenomeno delle frodi sulle accise.
Alla luce di quanto detto risulta evidente che tutte quelle caratteristiche che decretano il successo delle vendite a distanza, specie via internet, vengono ad essere intaccate da una normativa rigida e vetusta.
I tratti caratterizzanti l’e-commerce quali velocità, capillarità e soprattutto economicità, sembrano allo stato attuale non sposarsi con il regime delle accise che, per motivi non solo di interesse nazionale di ogni singolo Stato membro, prevede al contrario procedure di controllo precise, rigorose e conseguentemente poco dinamiche, potremmo dire quasi antitetiche alle nuove forme di mercato.
La normativa europea in materia di accise sui prodotti alcolici, in sostanza, non appare di per sé favorevole agli operatori e-commerce enologici
Si tratta di una normativa che è stata sviluppata in un’epoca nella quale il commercio elettronico non era ancora diffuso e che mai è stata significativamente aggiornata per adeguarla all’economia digitale.
A ciò va aggiunto che parliamo di un sistema di regole che, laddove violate, esporrebbero il venditore a seri rischi penali (contrabbando di alcolici punito con sanzioni amministrative e penali e con la reclusione sino a 3 anni).
Per tutti i motivi appena esposti cresce lo scoraggiamento degli imprenditori che nel nostro Paese vorrebbero dedicarsi alla vendita online dei prodotti vitivinicoli. Accade ogni giorno: moltissime aziende, siti e-commerce e altri rivenditori, alla richiesta di inviare prodotti di qualità all’estero sui quali – intendiamoci – pagherebbero comunque le tasse procurando un beneficio per l’economia del Paese, preferiscono il più delle volte declinare per via della difficoltà oggettiva di compiere queste ormai semplici e consuete attività.
Pertanto, sarebbe auspicabile, per il bene di tutti, un’interpretazione meno restrittiva da parte dell’Agenzia delle Dogane, oltre che l’emanazione di regolamenti o decreti ministeriali che permettano un’applicazione conforme al diritto europeo di una normativa che, come si è visto, già di per sé è sfavorevole agli operatori enologici.
Nel settore è sempre più forte l’esigenza di un intervento innovativo che sia in grado di mettere la macchina burocratica in condizioni tali da stare al passo con un’evoluzione digitale che procede a ritmi completamente diversi e che sia tale da incoraggiare gli operatori commerciali ad intraprendere la strada dell’e-commerce.
Dopo tutto, ove così non fosse, si andrebbe ad alimentare il contrasto con un mondo che ha conosciuto la rete e le infinite possibilità di disintermediazione. La rete è il presente e sarà sempre più il futuro e, inevitabilmente, se non si interviene urgentemente con misure atte a sbloccare tutti questi vincoli, ne discenderà un danno di misure incalcolabili per tutte le aziende che, pur potendo vendere, in presenza di domanda, si vedrebbero costrette a rinunciare.

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